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Te l’avevo detto io!

Ho una dote particolare nel complicarmi la vita con una precisione quasi professionale.

Il bello è che all’inizio lo so.

Lo sento subito.

C’è quella specie di campanello interno che parte piano e mi dice: “Antonella, lascia perdere.”

Io lo sento benissimo.

E cosa faccio?

Niente.

Perché evidentemente una parte di me pensa che l’intuito sia un’opinione, che la prima sensazione sia lì per fare arredamento e che, prima di poter chiudere una porta, sia necessario aprirla bene, entrare, controllare tutte le stanze, fare amicizia col problema e possibilmente invitarlo anche a pranzo.

Poi parte la fase due, quella in cui comincio a concedere possibilità.

Una.

Due.

Tre.

A un certo punto non sto più dando una possibilità, sto facendo un piano di rientro pluriennale.

E mentre una voce dentro di me continua a ripetere “te l’avevo detto”, io insisto con quella meravigliosa ostinazione tipica delle persone intelligenti che decidono volontariamente di comportarsi da cretine.

Perché magari mi sbaglio.

Magari questa volta è diverso.

Magari ho capito male.

Magari devo aspettare.

Magari.

Il “magari” è il mio sponsor ufficiale nei periodi in cui mi complico la vita.

Poi arriva inevitabile il momento in cui tutti i pezzi si mettono in fila, la situazione si presenta esattamente come l’avevo percepita all’inizio e io rimango lì, ferma, con quella faccia da una che ha appena scoperto l’acqua calda dopo averci scritto sopra una tesi.

E allora finalmente mi parlo.

“Cretina.”

Pausa.

“Brava.”

La cosa irritante è che potrei risparmiarmi una quantità considerevole di tempo, energie e tormenti interiori semplicemente fidandomi di quella sensazione che arriva prima delle spiegazioni, prima delle giustificazioni e molto prima del disastro.

Però niente.

Io devo verificare.

Ho bisogno della prova, della controprova, del timbro, della firma, del verbale e possibilmente di un testimone.

E quando finalmente tutto è evidente, posso serenamente concludere:

“Perfetto, Antonella. Anche questa volta avevi capito tutto al minuto uno e hai impiegato tre mesi per darti ragione.”

C’è gente che impara subito.

Io, evidentemente, preferisco l’abbonamento annuale.

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