Sarebbe così facile amarti, ma fa paura.
E io ascolto il verbo al condizionale
scavare la solita, identica distanza.
Mi guardi come si osserva un bosco troppo fitto,
cercando un sentiero battuto che non c’è.
Forse è vero, porto un disordine che confonde,
una radice che si ostina a cercare la profondità
anche quando basterebbe sfiorare la terra.
Non lo faccio per sfida, né per vanto;
è solo questa mia natura insonne,
che non sa accontentarsi della crepa e cerca la rottura.
Se solo avessi il tempo di non spaventarti,
scopriresti che questo groviglio ha un respiro lentissimo.
Che dietro i pensieri fitti c’è un punto di quiete,
uno spazio esatto in cui so farmi leggerissima,
disposta a spegnere tutto il rumore che ho in testa
solo per imparare a riposare sul tuo.
Ma vedo la tua mano esitare sul confine.
Scegli la pianura, il passo sicuro,il ritorno.
E a me resta questa tenerezza inutile,
il perdono spontaneo per la tua fuga,
e il dubbio silenzioso che essere semplicemente me
sia un difetto da cui non so guarire.
Scrivimi
A volte si legge una pagina e viene voglia di rispondere, raccontare un pensiero, condividere un ricordo, dire semplicemente «questa cosa la conosco anch’io».
Se ti è successo qui, puoi scrivermi. Leggo tutto, con attenzione.

