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Candidatura respinta

Per una donna con un’esistenza talmente piena che incastrare un appuntamento dal dentista è un’impresa degna di Indiana Jones, l’idea di “innamorarsi” suona vagamente come una leggenda metropolitana. Non è che ci stia attivamente dando la caccia; la sua casella email è già un caotico crocevia di proposte di lavoro, collaborazioni e, sì, qualche audace “ehi” che spera di farsi largo nella sua agenda blindata. La monotonia è la sua kryptonite, le repliche la fanno sbadigliare al solo pensiero, e chi si presenta con il solito “come stai?” ha già perso in partenza.

Diciamo che i “pretendenti” orbitano come satelliti attorno a un pianeta. Lei li intercetta con la meticolosità di un avvocato che analizza le clausole di un contratto. Se qualcosa non quadra, si passa al fascicolo successivo. Raramente concede più di un’occhiata analitica, a meno che il soggetto non emani un’aura di “persona che sa di cosa parla” e, soprattutto, non dimostri un’innata capacità di sorprendere, di deviare dall’ovvio, di essere un piacevole imprevisto in una routine fin troppo oliata.

L’invito a un aperitivo è una sorta di “primo livello” del videogioco “Conquista la Professionista Indipendente”. Molti si sfracellano al primo ostacolo, impantanati in convenevoli triti e ritriti. Mentre l’uomo di turno le racconta un aneddoto (sperando disperatamente che non sia la solita storia di quando ha “scalato” la montagna X), lei sorseggia il suo Prosecco, con un’espressione che oscilla tra la cortesia forzata e la sottile sfida. “Divertente, ok” pensa, osservandolo con un misto di curiosità e scetticismo, “ma ha mai avuto un’intuizione che gli ha cambiato la prospettiva sulle cose? E soprattutto, c’è in lui un briciolo di quell’inaspettato che mi faccia alzare un sopracciglio di genuino interesse?”.

Non le interessano le chiacchiere da ascensore o le opinioni riciclate. Vuole scovare quella scintilla rara, quel guizzo di profondità che riveli un intelletto inquieto, una mente capace di avventurarsi oltre la battuta ben riuscita e, soprattutto, di farlo in modo originale. Cerca tracce di un momento di epifania nel suo percorso, raccontato con un piglio che non ricalchi pedissequamente format già sentiti mille volte. Un libro che gli ha scosso le fondamenta e di cui parla con un entusiasmo contagioso e inedito. Una conversazione inattesa che ha deviato la rotta dei suoi pensieri, narrata con un’angolazione sorprendente. Un’esperienza che lo ha costretto a riconsiderare le sue priorità, condivisa con una prospettiva che la faccia esclamare mentalmente “Ecco, questo è diverso!”.

Perché è in quelle crepe dell’ordinario, in quelle deviazioni dall’usuale, che lei intravede la vera essenza di una persona capace di tenerle testa. Non cerca un intrattenitore circense, cerca un individuo che non si limiti a commentare il panorama, ma che sappia coglierne sfumature inattese, che sappia stupirla con un’osservazione acuta o un pensiero fuori dagli schemi. Qualcuno che abbia il coraggio di mettere in discussione le proprie certezze e di farlo con una voce unica e inconfondibile.

Se la risposta implicita alla sua domanda esistenziale rimane un prevedibile “beh, non saprei”, il suo interesse evapora con la rapidità del ghiaccio in un bicchiere di Campari sotto il sole di luglio. La simpatia è un vago ricordo, insufficiente a compensare la mancanza di quella scintilla di originalità che lei tanto brama. Aspetta qualcuno che, oltre a strapparle un sorriso (magari con una battuta che non abbia già sentito), possa spingerla a vedere il mondo attraverso lenti nuove e inaspettate.

E se l’esperimento si rivela un déjà-vu continuo?

Allora, si archivia la pratica con un laconico “prevedibile” e si torna alla prossima scadenza, con la ferma convinzione che la vita è troppo breve per le repliche, soprattutto in amore.

Magari, un giorno, qualcuno irromperà nella sua routine con un’ondata di inatteso. Fino ad allora, c’è sempre il suo personale universo di idee audaci e visioni folli ad attenderla a casa, un fermento creativo che pulsa di una logica tutta sua e che, di certo, non le chiede di smussare i suoi spigoli più brillanti.

 

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