C’è stato un tempo in cui la mia scrivania assomigliava al pannello di controllo di un reattore nucleare a un passo dalla fusione.
Ero la regina indiscussa delle to-do list. E non parlo di semplici elenchi, ma di architetture di priorità che sfidavano le leggi della fisica, codici colore che Pantone scansati proprio, e sotto-obiettivi che di notte si riproducevano per conto loro. Ero convinta che l’efficienza fosse una questione di forza bruta applicata all’agenda. Una specie di braccio di ferro con il tempo, dove vinceva chi riusciva a incastrare più cose in sessanta minuti. Avevo persino app per la produttività che mandavano notifiche ad altre app, solo per ricordarmi di aprire l’app principale.
Il risultato? Ero un capolavoro di ingegneria gestionale incastrata nella mia stessa paralisi. L’esatta incarnazione di un criceto fresco di master in project management, correvo su una ruota bellissima, producendo grafici impeccabili, sudatissima e molto fiera del mio impegno. Ma, ovviamente, restavo esattamente ferma nello stesso punto. La mia illusione era che “fare” significasse “agitarsi forte”.
Poi un giorno la gravità ha deciso di intervenire. Nel goffo tentativo di fare tre cose insieme (come sempre del resto), ho rovesciato un’intera tazza di caffè sulla tastiera mentre cercavo di rispondere a una mail urgente e prendevo appunti per una call. Un disastro glorioso.
Lì, in piedi con la carta assorbente in mano mentre il Mac emetteva suoni terminali, ho capito.
Non mi mancava l’azione, ero semplicemente circondata dal caos degli attrezzi sbagliati. Per anni avevo usato un martello pneumatico per piantare un chiodino o un lanciafiamme per accendere un lumino. Cercavo l’impatto scenografico, e mi serviva solo un po’ di praticità.
Da quel giorno ho fatto pace con la grande e noiosissima verità che, per aprire una porta chiusa, frugare nella borsa alla ricerca della chiave è molto meno epico che sfondarla con un ariete, ma fa decisamente meno danni.
Ho smesso di cercare l’App Definitiva Che Risolverà La Mia Vita e ho capito che sentirsi produttivi passando tre ore a riorganizzare la posta in venti cartelline color pastello è una truffa bellissima che ci facciamo da soli. Il vero lavoro, quello che sblocca davvero le cose, di solito è prendere e fare quell’unica, fastidiosissima telefonata che rimandi da giorni. Zero grafici a torta, molta più resa.
E sia chiaro, non sono diventata improvvisamente un monaco zen. Fatico ancora, parecchiuccio. Ogni tanto mi ritrovo ancora col lanciafiamme in mano davanti alla candelina sulla torta di compleanno. La differenza è che oggi, prima di dare fuoco a tutta la stanza, mi sgamo da sola. Guardo l’attrezzo, rido, lo poso e con molta calma vado a cercare i fiammiferi in cucina.
Scrivimi
A volte si legge una pagina e viene voglia di rispondere, raccontare un pensiero, condividere un ricordo, dire semplicemente «questa cosa la conosco anch’io».
Se ti è successo qui, puoi scrivermi. Leggo tutto, con attenzione.

