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Il tuo nome era di tutti.

Noi respiravamo in una fenditura di buio,

custoditi dietro il bianco intatto del tuo mondo.

 

Quando hai spinto la porta per farci uscire

ho sentito il fiato della piazza.

Il rumore della carta che strappa la carne,

il marchio sui disertori.

Per non essere la frana,

ho reciso la corda.

 

Siamo rimasti fermi a un palmo dalla fonte,

a ingoiare la polvere di una sillaba trattenuta.

Finché il tuo corpo si è arreso

e la terra ha chiuso il cerchio.

 

C’è un riposo spietato nell’irreparabile.

Una quiete atroce 

in cui le spalle finalmente cedono.

Senza più attesa, senza più il terrore di cadere.

Tutto il fuoco che mi era concesso

è sceso lì sotto.

 

Mi resta questa libertà sterminata.

E il freddo assoluto di chi non brucerà mai più.

SE QUALCOSA DI QUESTE PAGINE TI HA TOCCATO

Scrivimi

 

A volte si legge una pagina e viene voglia di rispondere, raccontare un pensiero, condividere un ricordo, dire semplicemente «questa cosa la conosco anch’io».
Se ti è successo qui, puoi scrivermi. Leggo tutto, con attenzione.




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