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Le mani non cercano appigli,

non stringono più niente per paura di cadere.

Basta l’aria, quella fredda che scende nei polmoni

a ricordarmi il mio perimetro esatto.

 

La libertà ha il suono dei miei passi

su un pavimento nudo.

Il fiato, adesso, è intero.

Non si ferma a metà per un’attesa,

non si assottiglia per fare spazio al passo di un altro.

 

La chiamano solitudine,

o magari ostinazione,

è solo l’eco intatta

di chi ha imparato a rispettarsi.

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A volte si legge una pagina e viene voglia di rispondere, raccontare un pensiero, condividere un ricordo, dire semplicemente «questa cosa la conosco anch’io».
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