C’è sempre un punto in cui ti svegli … e no, non è quello poetico in cui “sboccia la consapevolezza”.
È più simile a un “Ma che cavolo sto facendo?”.
Succede tra un caffè troppo amaro e una riunione troppo inutile, o mentre sorridi meccanicamente alla persona che ormai ascolti solo col pilota automatico.
È quel momento in cui non ti serve più una crisi esistenziale completa, ti basta un dettaglio fuori posto, un messaggio non risposto, la tua faccia riflessa allo specchio mentre provi a convincerti che va tutto come dovrebbe andare.
Spoiler: NO!
Lì si rompe qualcosa.
Una frattura microscopica, sì, ma irreversibile.
Perché capisci che stai vivendo più per non deludere che per essere felice.
Che ti stai adattando, comprimendo, svendendo… e ti sei anche abituata a farlo con stile. Brava!!!
Ma arriva, quel punto, quello in cui dici basta e di solito non urlando o sbattendo porte.
Arriva con una calma nuova, a tratti ironica, quasi scocciata:
“Ok, anche oggi ho dato spettacolo. Ora posso smettere?”
E non sai ancora cosa verrà dopo, ma sai che restare dove sei, emotivamente, professionalmente, relazionalmente, non è più possibile.
Il punto di rottura non è la fine, ma il punto in cui, finalmente, smetti di mentirti.
Ed è lì che comincia la parte vera della storia, quella in cui, forse, ridi mentre sistemi i pezzi.
Ma almeno sono i tuoi.
Scrivimi
A volte si legge una pagina e viene voglia di rispondere, raccontare un pensiero, condividere un ricordo, dire semplicemente «questa cosa la conosco anch’io».
Se ti è successo qui, puoi scrivermi. Leggo tutto, con attenzione.

